Le Marmarole… l’inizio di un nuovo cammino

seguito di Le Marmarole e l’Antelao immersi nella soliutudine

Rispetto alle volte precedenti, stavolta abbiamo deciso di compiere il percorso in leggerezza, ritenendo, a ragione, di poter compiere il giro con zaini molto meno pesanti, per il miglioramento tecnologico che ha permesso di avere dotazioni molto più leggere: ad esempio un fornellino da trekking moderno può pesare meno di 100 g contro un fornellino di allora che pesava intorno a 300 g; e soprattutto per la scelta di compiere il percorso in un tempo molto più breve che ha consentito di ridurre drasticamente gli alimenti e i ricambi da portarsi dietro; risultato 10/12 kg di carico, e si può fare ancora di meglio, rispetto ai 20 kg ca di allora.
2018-07-13_16-grio_Marmarole_e_Antelao (0)Siamo partiti in automobile di venerdì pomeriggio, che mi consentiva di ridurre il tempo di ferie dal lavoro, e arrivati al punto di partenza nei pressi del Ristorante Alla Pineta.

Da lì ci siamo incamminati a piedi intorno alle ore 19.20 per raggiungere, tramite il sentiero 260, il rifugio Chiaggiato, 900 m ca dislivello più su.

Alle ore 20.05 ca., superato il tratto in maggiore pendenza, abbiamo trovato il simpatico cartello “pausa del nonno” e pochi passi più avanti, ore 20.15, in un bel punto panoramico sul Monte Antelao, il cartello “Rif. Chiggiato ore 0.35”, un po’ birichino ma consolante.

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Dopo una breve pausa che mi consentiva tra l’altro di superare un attimo di giramento di testa (d’altra parte poche ore prima eravamo a quota 0 ora siamo a oltre 1900 m) siamo ripartiti per raggiungere il rifugio alle ore 21; complessivamente siamo contenti perché in un’ora e 40 circa abbiamo superato 900 m di dislivello (la segnaletica a valle indicava 2 ore, senza regalare nulla) prima che facesse buio. A sorpresa qualcuno è poi arrivato al rifugio da altro percorso più tardi di noi

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Il panorama dal rifugio è davvero mozzafiato, una splendida terrazza sul Lago del centro di Cadore e sulle montagne che lo circondano dalle Marmorole alle spalle (a Nord), alle lontane Creste di Confine a sinistra (Nord-Est), al più vicino gruppo della Cridola (a Est) e degli Spalti di Toro (a Sud Est), fino alle montagne di Cibiana e all’imponente Antelao (a Sud Ovest).2018-07-13_16-grio_Marmarole_e_Antelao (11)

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Dopo un portata di spritz e pastin con polenta, seguita non molto più tardi da un buon grappino al mugo, siamo andati a riposare per prepararci alla prima giornata intera di cammino.

Il giorno dopo mi sono svegliato presto, poco dopo le 6 di mattina ero già in piedi e ho cominciato a dare un’occhiata fuori per assicurarmi che le condizioni meteo fossero quelle attese. Il cielo risultava ancora coperto. Scendevo fuori verso le 6.30 e notavo anche alcune nuvole nel fondovalle; non avevano consistenza e un’ora dopo si erano già in buona parte dissolte.

Poco dopo le 7 di mattina abbiamo iniziato una abbondante colazione con l’intenzione di essere pronti per le 7.30. Non mi preoccupava il tempo complessivo di cammino, ma la probabilità che nel pomeriggio il tempo cambiasse; in realtà Francesco era un po’ più tranquillo nella preparazione e siamo partiti dal rifugio verso le 7.55. Il cielo comunque era ormai sereno e tutto faceva sperare in una splendida giornata di cammino.

Alle 8, dopo un brevissimo tratto in falsopiano eravamo già a I Sacu, quota 1936, da cui si diramano vari sentieri, per proseguire sul sentiero 260 verso la forcella Jau de la Tana e il Bivacco Tiziano.

2018-07-13_16-grio_Marmarole_e_Antelao (57)Superato un piccolo boschetto, il sentiero prosegue in leggera salita tra roccette e pini mughi, dove abbiamo incontrato a poca distanza i primi stambecchi, piuttosto diffidenti della nostra presenza e subito pronti a dimostrarci le loro doti di equilibrio, saltando con grande agilità alcune ripide pendenze.

Siamo anche riusciti a recuperare acqua dall’allacciamento all’acqua sorgiva del rifugio, poco sopra il sentiero, avendo trovato un giunto aperto della tubazione; avvertendo poi il gestore del rifugio (dove l’acqua è solo a pagamento oppure di cisterna).

2018-07-13_16-grio_Marmarole_e_Antelao (60)In tre quarti d’ora dal rifugio, raggiungevamo il primo breve tratto esposto che presenta alcune difficoltà per la possibilità di scivolamento su terreno sdrucciolevole; superato agilmente quel tratto siamo arrivati a un altro tratto sdrucciolevole su un canalino lievemente fangoso, ma attrezzato con funi metalliche che ci consentivano in pochi minuti di superarlo (ore 9, poco più di un’ora di cammino dal rifugio).

Dopo questo tratto attrezzato, abbiamo percorso un sentiero facile tra prati e ghiaie stabili, in saliscendi, che in poco più di mezzora (ore 9.40 ca) ci conducevano all’inizio di un nuovo tratto attrezzato.

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Il contesto non tradiva i miei ricordi, davvero speciale.

Avvicinandosi alla gola che porta a Jau de la Tana, ammiravamo montagne imponenti.

Abbiamo passato prati fioriti, attraversati da un solo sentiero, sottile, che pare non lasciare il segno nell’ampiezza del versante.

La nostra presenza pareva inavvertita.

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Abbiamo quindi raggiungo il nuovo tratto attrezzato, che inizia con una prima una scala appoggiata e altri passaggi su roccette ben protetti da cavo metallico.

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Raggiunta la forcella si apre un mondo nuovo, un paesaggio irripetibile, tra ripidi crinali e grandi placche rocciose stese, poco più in basso, su un grande altopiano.2018-07-13_16-grio_Marmarole_e_Antelao (99)2018-07-13_16-grio_marmarole_e_antelao-106.jpg

In fondo in un angolo a sinistra già intravedevamo la successiva meta, il bivacco Tiziano, non l’ultima meta del giorno, ma il primo appoggio al percorso.

Al di là della valle si riconoscevano le più celebrate vette, tra cui le Tre Cime di Lavaredo, da un punto di vista sicuramente privilegiato.

Tra le nuvole a sinistra i Cadini, a destra le Dolomiti di Sesto.2018-07-13_16-grio_Marmarole_e_Antelao (101)

Dopo una breve pausa sulla stretta forcella, ricaricati dalla frutta secca e dalla vista mozzafiato, ci prepariamo ad affrontare questa immensa valle che un tempo ospitava sicuramente un maestoso ghiacciaio, mentre ora rimangano pochi sparuti sprazzi di neve.

Ingannati dalla vista di quel piccolo puntino rosso in lontananza iniziamo a correre lungo il ghiaione, pensando che il dislievello interamente negativo sia breve. In verità anche se il sentiero proseguiva in discesa o in piano risultava faticoso, un po’ per difficoltà ambientali e un po’ per stanchezza accomulata. Dopo 2 ore di cammino arriviamo al biv. Tiziano, sempre aperto, mentre accanto sorgeva un rifugio autogestito in pietra e in cemento dove serviva la chiedere la chiave per entrare.

Data un occhiata al bivacco e al panorama che non era molto cambiato dalla precedente forcella, firmiamo il libro del bivacco e finalmente mangiamo. Il tonno (esploso sui pantaloni di Francesco per colpa della pressione) e i fagioli sembrano buonissimi anche se sono stati comprati giorni prima e dopo non ancora soddisfatti del pranzo mangiamo delle buonissime salsicce e del buonissimo formaggio stagionato.

Bevuta la giusta acqua, ripartiamo ricaricati e rinforzati. Non sapevamo quello che ci aspettava.

Inizialmente sbagliamo sentiero confusi dalla segnaletica e dall’ambiente circostante che si mostrava a noi selvaggio e di difficile decifrazione. Davanti a noi un imponente parete di roccia altissima dove non si vedevano sentieri o cavi ma solamente roccia verticale. Torniamo sul sentiero che punta a nord dritti verso le punte più alte, dapprima il sentiero risulta gradevole e in piano, diramandosi su un giardino di erba fine e fiori colorati, profumatissimi, il terreno molto particolare aveva formato per colpa del ghiaccio delle strane buche dove sembrava fosse cascato un piccolo meteorite, continuiamo a camminare ma il sentiero sparisce, iniziamo a arrampicarci su un terreno che sembra sempre farsi più verticale e ci inventiamo dove dirigere i nostri passi.

I nostri occhi vedono una forcella sopra di noi, sulla destra, ingannati anche da un segno rosso (si perché in marmarole il segnale è un bollino rosso) che si rivelerà muschio. Iniziamo a inerpicarci su questo ripidissimo pendio a fatica e dopo 2 ore dal bivacco Tiziano stanchi e affaticati arriviamo allo sperone di roccia che avevamo puntato.

Risalito il versante è superata, quasi, la parete di roccia siamo pronti ad affrontare la cresta e il ghiacciaio che porterà al bivacco Musatti.

(segue integrazione del 31 ottobre 2019)

La descrizione termina qui, avremmo avuto da descrivere il raggiungimento del bivacco Musatti; quindi un terzo lungo giorno (la seconda giornata piena, visto che la prima era solo un tardo pomeriggio di avvicinamento) passando per valli incredibili e maestose, luoghi meravigliosi, passando poco sotto al bivacco Voltolina, per il rifugio San Marco, fino al rifugio Galassi in cui pernottammo.

Mitica una mia frase all’amico Francesco, arrivati al San Marco, dopo una birra e aver già prenotato il pernotto: “senti ma… e se non ci fermassimo qui e proseguissimo fino al Galassi, ci vorrà un’oretta?!?”. La sfida era lanciata impossibile dire di no, sarà davvero un’ora, sarebbe potuta essere meno, se non fosse che la stanchezza era tanta, era la decima ora di cammino di quel giorno.

Poi il giorno dopo ghiacciaio dell’Antelao e una lunga discesa a valle.

In due giorni, più un’ora e quaranta minuti di avvicinamento il giorno prima, avevamo fatto il giro classico delle Marmorole, che tanti anni prima compì con altri amici ed enormi zaini in cinque giorni; a cui stavolta avevamo aggiunto quasi a completamento del percorso il ghiacciaio dell’Antelao.

 


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