Traversata Alpi Apuane

Dopo tanti anni di cammino sulle Apuane, oltre 50 se si considera le prime esperienze da bambino e sicuramente almeno 30 vissuti con grande intensità in tutti i mesi dell’anno, mi sono deciso a pubblicare un possibile itinerario per attraversarle sulla pricipale dorsale da Nord/Nord-Ovest a Sud/Sud-Est.

I sentieri che descrivo li ho percorsi numerose volte e anche l’intera traversata qui descritta l’ho già percorsa interamente, in 3 giorni anziché i 4, in cui qui lo propongo, o anche di più, ma nulla vieta di percorrerla in 1 o 2 giorni anche in stile sky/trail-running, qui le propongo in versione trekking che consente di goderle maggiornamente. Qualche dato:

Regione e provincia: Toscana, in gran parte in provincia di Lucca.
Località di partenza: Equi Terme (MS) o Pieve San Lorenzo (LU)
Località di arrivo: Trebbio (LU)
Tempo di percorrenza: 4 giorni, ma si può velocizzare o rallentare a seconda del passo e delle preferenze.
Grado di difficoltà: E e EE, EEA in qualche variante.
Descrizione delle difficoltà: si tratta di una traversata in un contesto, le Apuane, calcareo/metamorfico spesso in cresta o con un po’ di esposizione; richiede un passo sicuro e un po’ di esperienza, pur non avendo grandi difficoltà.
Periodo consigliato: Aprile-Maggio, Settembre-Ottobre
Segnaletica: sentieri di diverse sezioni CAI, in genere buone e complete
Quota massima: 1847 m
Accesso: mezzi pubblici; stazione ferroviaria di Equi Terme (MS) o Pieve San Lorenzo (LU) e linea autobus CTT a Trebbio
Cartografia: suggerisco la 4Land, sia cartacea con ottima risoluzione grafica e carta di qualità, che gps tramite l’app Avenza maps; con la stessa app si può scaricare anche un’altra mappa gps di Webmapp delle Apuane, con cui mi trovo bene.

Descrizione

Suggerisco innanzitutto di partire di Venerdì o di Sabato per passare il più possibile dalle zone più invase dalle cave di marmo con l’attività di estrazione ferma.

Il percorso nel suo complesso è molto bello ed assolutamente “particolare”, ma non voglio togliere tutta la sorpresa, per cui la mia descrizione è prettamente tecnica. E’ assolutamente opportuno studiarsi un pochino della storia degli ambienti descritti e magari leggersi Le Leggende della Alpi Apuane di Fantozzi, storie di linchetti, buffardelli, capri e streghi che insegnano molto dell’umanità di quei monti.

Con un equipaggiamento leggero e con discreto allenamento l’itinerario si può percorrere in tre o quattro giorni, nulla vieta comunque di diluirlo, come di percorrerlo molto più velocemente.

E’ importante gestire bene l’acqua perché nei primi giorni se ne trova poca e in pochi punti.

PRIMO GIORNO

Il primo giorno inizia con un breve percorso (mezzora/un’ora circa) di avvicinamento alle Apuane provenendo dalla stazione ferroviaria di Pieve San Lorenzo o da Equi Terme (in provincia di Massa Carrara): si percorre su sentiero verso Ugliancaldo (paesino caratteristico della Lunigiana e primo di osservazione delle Apuane). A Ugliancaldo c’era, non so se c’è ancora, un posto tappa dell’Apuana Trekking, ma è sicuramente meglio proseguire.

Prima di partire fare la scorta di acqua perché, se si opta per la tenda, non si ritroverà acqua fino al mattino del giorno dopo.

Da Ugliancaldo (quota 700 m) proseguire sul sentiero 181 verso le pareti verticali del Pizzo d’Uccello. Superata la cresta di Capradosso si raggiunge la stretta Foce Siggioli e da questa tramite un sentiero molto esposto si aggira a sinistra (Est) il Pizzo d’Uccello fino al Giovetto (quota 1500 m). Da Ugliancaldo al Giovetto ci vorrà ancora un’ora abbondante, anche due, a seconda del passo e della sensibilità all’esposizione.

Da qui si può aggiungere un’escursione al Pizzo d’Uccello, lasciando lo zaino al Giovetto, che altrimenti sarebbe d’impaccio in un paio di canaletti, su un sentiero facile con segni blu, benché a tratti un po’ esposto; per poi tornare al Giovetto. Quindi recuperato lo zaino si prosegue fino alla Foce di Giovo (quota 1500 m). La tenda conviene montarla non esattamente sulla Foce, ma pochi passi più avanti un po’ riparati dal vento.

Foce di Giovo, sullo sfondo Zucchi di Cardeto

Ci vorrà mezza giornata per fare il percorso, più un’oretta e mezzo per la variante Pizzo, ma non conviene andare oltre perché per ritrovare un posto per piantare la tenda bisogna arrivare quasi a Foce di Cardeto, salvo appoggiarsi a un rifugio.

Se invece si preferisce pernottare in rifugio si prosegue ancora per un’oretta sul sentiero 179 fino all’ottimo rifugio Orto di donna (chiamare prima nel caso la gestrice), questo è anche il primo punto di rifornimento acqua.

SECONDO GIORNO

Se si parte da Foce di Giovo il percorso sarà un po’ più lunghetto, meno dal rifugio; in ogni caso i dislivelli sono contenuti.

Al rifugio Orto di Donna fare rifornimento d’acqua, prima di partire/proseguire.

Si segue il sentiero 179 fino alla Foce di Cardeto. Raggiunta la bella Foce di Cardeto (q.1720 m ca), proseguire, costeggiando sotto le gobbe del Monte Cavallo fino al Passo della Focolaccia (q.1640 m). Un’oretta scarsa.

Al passo della Focoloccia, poco sopra la cava è presente il bivacco Aronte, punto di pernotto di emergenza, con tavolato (senza materassi e coperte), un tavolo con due panche e anche una stufetta a legna, che in questa questa descrizione sarebbe solo a metà del cammino del giorno.

bivacco Aronte e punta Carina

Da qui aggirando la devastante cava sul passo, si sale tramite il sentiero di cresta 148 fino alla vetta del Monte Tambura (q.1895 m) e si riscende fino al Passo Tambura; un’ora circa dal passo della Focolaccia.

Monte Cavallo e Pisanino visti dalla Tambura

Pochi metri più in basso del passo sul sentiero ad Est si trova una sorgente, un po’ nascosta tra l’erba (attenzione potrebbe non essere funzionante); qui sarebbe anche possibile piantare la tenda, in alternativa sul lato opposto, scendendo verso Ovest per un breve tratto della Via Vandelli oppure con una deviazione di una mezzoretta raggiungere il rifugio Nello Conti. Pernottare in queste località comporterebbe rimanere molto indietro rispetto a questa organizzazione del cammino.

Note: il passo Tambura è attraversato dalla famosa Via Vandelli, antica mulattiera che collegava l’Emilia al mare; inoltre dal passo in direzione Ovest si possono notare numerose lizze, da cui venivano calati i blocchi di marmo con grandi sacrifici umani.

Quindi si prosegue dal passo scendendo lungo il sentiero 35 nella valle di Arnetola (q.1000 m ca), fino ad incontrare a valle il sentiero 31 che si percorre in direzione Sud salendo tramite una mulattiera fino al Passo Sella (q.1500 m), che può essere il punto di bivacco in tenda. In alternativa al passo è stato ricostruito un punto di ricovero denominato Maestà di Passo Sella.

passo Sella e ruderi della Maestà poi ricostruita

Sotto il passo Sella scendendo di poco la marmifera a Sud e deviando brevemente a dx, c’è una sorgente non sempre facile da trovare, segnalata su alcune carte.

Se invece si opta per la soluzione rifugio, ci si ferma al già citato rifugio Nello Conti, che però farebbe rimanere molto indietro in questa traversata, o si prosegue quasi ad Arni al rifugio Puliti o proprio ad Arni alla Pensione Aronte. Arrivare un po’ più avanti, fino ad Arni, compenserebbe l’eventuale partenza più avanti, ovvero dal rifugio Orto di Donna. Attenzione: verificare prima della partenza se le strutture sono aperte.

TERZO GIORNO

Da passo Sella si prosegue in direzione Est fino al Passo Fiocca (q.1550 m) sotto la cima del Sumbra.

Una possibile bella variante consiste nel raggiungere proprio la cima del Sumbra, lungo un sentiero attrezzato, lasciando gli zaini al passo.

Dal Passo Fiocca si scende fino ad Arni (q.916 m) tramite il sentiero che passa dal boschetto del Fatonero.

In alternativa da Arni, il percorso riprende da qui.

Ad Arni fare rifornimento d’acqua, quindi scendere su strada asfaltata in direzione Sud, fino all’incrocio in località Tre Fiumi (q.833 m), nei pressi del quale si imbocca il sentiero 128 alla località Puntato, dove sono presenti anche alcuni rifugi privati, Il Robbio e La Quiete (q.987 m) in località Puntato, da dove si devia sul sentiero 11 in direzione Est fino a Col di Favilla, (paesello non raggiunto da carrozzabili, salvo una stradella presumibilmente costruita in tempi recenti, abitato fino a non molti anni fa. Da Col di Favilla si imbocca il sentiero 9 in salita fino a Foce di Mosceta (q.1150), dove c’è un’altra sorgente, nei pressi del Rifugio CAI Del Freo.

Qui si può pernottare comodamente sia in tenda che in rifugio.

Il percorso di questo giorno è abbastanza breve ma non conviene proseguire; piuttosto da li si può raggiungere (senza zaino) la Pania della Croce (q.1858 m) del complesso delle Panie, particolarmente interessante, raggiungibile in un paio d’ore su un sentiero in salita ma senza difficoltà, salvo l’ultimo tratto di cresta un pochino esposta ma facile.

foce di Valli, sullo sfondo Pania della Croce

QUARTO GIORNO

Prima di partire è importante fare scorta di acqua.

Da Foce di Mosceta si raggiunge Foce di Valli (q.1266 m) per il sentiero 125. Attenzione: ci sono un paio di traversi piuttosto esposti da fare con cautela, niente di difficilissimo, comunque classificati EE.

Si prosegue verso Sud, passando per il suggestivo Monte Forato; dopo il foro è possibile proseguire su un facile sentiero poco sottocresta o in alternativa percorrere la bella, facile anche se esposta, ferrata (solo se attrezzati) in cresta, fino a Foce di Pietrosciana (q.961 m) e da questa scendendo un po’ e poi risalendo si raggiunge la Foce delle Porchette (q.982 m). Da Foce di Mosceta a Foce delle Porchette ci vorranno almeno tre ore a passo medio.

Mezz’oretta più in su verso il Monte Croce c’è una sorgente, facendo un piacevole deviazione, magari raggiungendo la facile e panoramica vetta prativa, famosa per la fioritura di maggio delle cosiddette giunchiglie (narcisi poetici), ma anche di primule montane, orchidee, i grandi asfodeli e piccoli tulipani gialli di montagna. L’acqua si può recuperare anche in una deviazione tra le due foci (di Pietrosciana e delle Porchette).

fioritura di maggio del Monte Croce

Da Foce delle Porchette si sale verso il Monte Nona finché il sentiero si orizzontalizza, tagliando di costa il monte fino a Callare Matanna (q.1139 m). Da qui si sale sul Monte Matanna (q.1317 m) tramite un sentiero con pochi segni blu ma facile. Un’oretta e mezzo circa di cammino dalle Porchette.

Note: E’ possibile fare rifornimento al Rifugio Alto Matanna, scendendo sotto il Callare, per comprare salumi di propria produzione, formaggio e pane, e poi decidere se tornare al Callare per poi salire sul Matanna; consigliato.

cavalli allo stato brado sulla costa del Matanna scendendo verso Foce del Pallone

Saliti al Monte Matanna si riscende in direzione opposta gradualmente per sentieri di cresta e mulattiere (sentiero 105) in zone ampiamente prative, passando da Foce del Pallone e Foce del Termine, fino a Campo all’Orzo (q.900 m ca). Da Campo all’Orzo si scende a Ritrogoli, per il sentiero 102, e si prosegue sullo stesso sentiero in direzione Sud-Est passando da Le Campore, località di caratteristiche simili a Campo all’Orzo, fino a raggiungere la strada di fondo valle e da questa arrivare a Trebbio, servito dalle autolinee di Lucca. I tempi qui possono variare molto dalle proprie condizioni fisiche e dalla possibilità in queste zone più prative a rilassarsi; possono essere due ore come quattro.

Note finali: questo percorso l’ho compiuto in tre giorni, in quattro si può godere meglio, potendo anche percorrere alcune varianti.


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