Mesetas

svuotarsi per riempirsi d’immensità

Al termine dell’settimo giorno, abbiamo raggiunto Grañon, un posto tappa straordinario per due albergue donativi: uno gestito direttamente dalla Parrocchia, con il personale coinvolgimento di un sacerdote molto accogliente, uno di quelli che lascia la chiesa aperta, per intendersi; l’altro, la Casa de Las Sonrisas, gestito da italiani con straordinaria accoglienza umana e buona organizzazione logistica.

Il primo era chiuso, quando noi siamo arrivati a Grañon; restava aperta la spettacolare chiesa che trasuda di accoglienza.

Quindi siamo andati nel secondo, La Casa dei Sorrisi, che in spagnolo sono sorrisi femminili, Sonrisas appunto. Ad accoglierci una giovanissima ospitaliera, Roberta, potremmo dire “ospitalera per caso” (apparentemente), che durante il suo Cammino per Santiago decise di fermarsi in questa casa e trovava ospitalità nell’albergue; pe della “famiglia” che lo gestisce si proponeva come aiutante e diventava per qualche mese ospitaliera.

La semplicità della sua accoglienza ci ha fatto percepire il vero significato di albergue “donativo”, un’accoglienza semplice, un letto per dormire, una cena essenziale eppure nulla mancava.

All’ottavo giorno abbiamo raggiunto San Juan de Ortega, dopo aver superato Monte de Oca con la vegetazione e l’aria di montagna.

Al nono siamo passati da Burgos, caratterizzata da una spettacolare cattedrale, incredibili guglie e facciate gotiche, in un piccolo centro storico all’interno di una grande periferia industrializzata.

E raggiungiamo Tardajos l’ultimo paese prima delle Mesetas. Altra semplice accoglienza donativa.

Al decimo giorno inziamo le Mesetas che percorriamo per 4 giorni, passando in territori e paesi a volte molto lontani l’uno dall’altro, apparentemente spersi in un immenso altopiano.

L’immensità è la sensazione che rimane, centinaia di chilometri intono agli 800 metri ed una progressiva impercettibile discesa fino a poco più di 300 metri, in cui si scorge la possibilità di svuotarsi per riempirsi d’immensità

Questa immensità è leggerissima, ci porta a cogliere l’opportunità di vedere il proprio cammino, la propria storia come un’esperienza particolare, una strada possibile verso il Padre, verso l’Amico, come lo chiamava Arturo Paoli.

Un’esperienza di Eternità.

Oltre alle tante immagini di luoghi che ben la rappresentano, nella chiesa di Hontanas, un paese che appare improvvisamente in un avvallamento nella prima parte delle Mesetas, vengono perfettamente rappresentati i tanti cammini, pellegrinaggi di diverse fedi che si uniscono nell’esperienza di Eternità.

Una piccola chiesa che mi fa sentire accolto, indipendentemente dalla mia provenienza e dalla mia esperienza umana, in cui essere cristiano, non è molto diverso da vivere un’altra fede perché tutte si inseriscono nella stessa ricerca spirituale.

Mi comunica la serenità che il mio cammino di fede è autentico, non mi serve di convertirmi in qualcosa di diverso perché il mio è già un cammino di Verità. Allo stesso tempo non ho bisogno di convertire nessuno perché ciascuno può vivere in diversi modi la propria esperienza di fede, basta che profondamente cammini.

Proseguiamo nel cammino, superando anche un piccolo dislivello per raggiungere l’Eremo San Nicolas, gestito da una associazione del cammino italiana, in cui Domenico e Giovanni ci accolgono con un momento di condivisione, ci fanno la Lavanda dei piedi, ci offrono una lauta cena, un materasso per dormire e una ricca colazione, tutto a libertà offerta. Quanta meravigliosa umanità e quanto è bello essere cristiani, persino cattolici. Oltre a ridare un senso alla propria fede, ci fanno sentire la bellezza di essere italiani, in unità con tanti popoli e culture diverse.

Al terzo giorno di cammino nelle Mesetas, arriviamo già a Corrion de Los Condes, fermandoci al Monasteri de S.Clara, in cui un po’ della italianità mia e di Giorgio, ci consente di creare con la complicità di una famiglia spagnola una serata di condivisione. Io cucino un piatto di spaghetti alla Amatriciana, la signora spagnola un loro piatto e ne viene fuori una delle più belle serate di questa prima parte di cammino.

Il giorno dopo raggiungiamo Moratinos, ci fermiamo all’albergue San Bruno, il migliore fino ad ora di tutto il cammino, un’oasi di pace grazie alla cura del luogo e delle persone da parte di Bruno e alla familiarità di Anna. Bruno viveva in Italia e ha fatto una scelta di cambiamento della propria vita travolgente.

Ultima tappa nelle Mesetas, El Burgo Renero, dopo aver attraversato luoghi degni di un film di Sergio Leone, con case con mattoni di fango, ci fermiamo proprio in una di queste case, l’albergue donativo dell’ass. Domenico Laffi, in cui sforando un po’ le regole dell’ospitaliera, riusciamo a creare un’altra splendida serata, di nuovo io cucino due diversi piatti di spaghetti e invitiamo tanto ospiti della casa che contribuiscono con una bottiglia di vino o ciò che ciascuno ha appreso.

È la moltiplicazione dei pani e dei pesci perfettamente rappresentata.

Il giorno dopo le emozioni sono riservate all’arrivo, dovendo passare per strade a volte trafficate. La destinazione finale è comunque spettacolare, come in un film drammatico con una buona fine: Leon, soprattutto per la sua spettacolare cattedrale sia dentro che fuori. Molto curato e piacevole tutto il centro storico

Con Leon si chiudono le Mesetas e inizia un nuovo percorso.

Oggi infatti siamo a Hospital de Orbigo in altro albergue straordinario. Meno piacevole il cammino per arrivarci, ma di qui inizia qualcosa di nuovo di cui raccontare.

Intanto vorrei ricordare alcuni incontri costruiti nelle Mesetas, Alyson e Camillo due mondi diversi che si sono incontrati nel cammino, Alan il vero pellegrino che con un paio di scarpette comuni, un paio di jeans, una bottiglia di plastica in mano e uno zaino di quarant’anni fa compie il cammino con ciao e determinazione, Jacob apparentemente solitaro che si scopre umano e affettuoso, Patrizia donna in ricerca che si commuove nell’incontro, Fabio un pellegrino sicuro della sua strada ma aperto alla condivisione, Federic il polacco, le olandesi. E tanti altri incontrati per la strada con cui abbiamo potuto scambiare anche solo due parole, senza dimenticare nessuno degli incontri precedenti. Non ultimo Giorgio, il mio compagno di molte strade.

Grazie a tutti.


  • 8° giorno: Sab, 31/07/21 Grañón – San Juan de Ortega (40 km)
  • 9: Dom, 01/08/21 San Juan de Ortega – Tardajos (39 km)
  • 10: Lun, 02/08/21 Tardajos – Puente Fitero (39 km)
  • 11: Mar, 03/08/21 Puente Fitero – Carrión de los Condes (35 km)
  • 12: Mer, 04/08/21 Carrión de los Condes – Moratinos (30 km)
  • 13: Gio, 05/08/21 Moratinos – El Burgo Ranero (27 km)
  • 14: Ven, 06/08/21 El Burgo Ranero – León (37 km)
  • 15: Sab, 07/08/21 León – Hospital de Órbigo (34 km)

segue


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